Prima si ascolta

Mandami quello che hai: un vocale, una chitarra e una voce, una traccia già arrangiata. Non serve che sia bello. Serve che ci sia.

La prima ora la passiamo a decidere che pezzo è. Quasi tutte le produzioni che non funzionano hanno saltato questo passaggio e hanno cominciato dagli strumenti.

I generi

Non lavoro in un genere solo, e non è una posa da chi accetta tutto: sono anni di lezioni, di ascolti e di pezzi altrui finiti male per la ragione sbagliata. Quello che cambia da un genere all’altro sono le convenzioni — dove sta il basso, quanto respira una voce, cosa fa la batteria quando non succede niente — e quelle si studiano.

Se un genere non lo so fare te lo dico prima, e ti dico chi lo fa. Un produttore che accetta tutto sta vendendo il proprio tempo, non il proprio mestiere.

Poi si toglie

Il mio lavoro è capire cosa il pezzo sta già cercando di fare e togliere quello che glielo impedisce. Raramente serve aggiungere. Quando serve, si aggiunge una cosa sola e si sente subito.

Col mio nome o senza

Il ghostproducing è la stessa produzione con un accordo diverso su cosa si scrive dopo: il pezzo esce a nome tuo, e di me non c’è traccia da nessuna parte se non la vuoi. Non è un servizio di serie B ed è una parte grossa del lavoro vero — semplicemente non si vede, che è il punto.

Accrediti, riservatezza e proprietà delle sessioni si mettono per iscritto prima di cominciare, non dopo. È l’unico modo per cui la parola «ghost» non diventi un problema il giorno in cui il pezzo funziona.

Come si lavora

A versioni numerate, con una nota su cosa è cambiato e perché. Puoi tornare indietro di tre passaggi in qualsiasi momento e ascoltare cosa avevamo prima. Nessuna versione viene cancellata.

La versione buona è quasi sempre quella con meno cose dentro.