DoLamSolMimReSimLaFa♯mMiDo♯mSiSol♯mFa♯Re♯mRe♭Si♭mLa♭FamMi♭DomSi♭SolmFaRem

Clicca uno spicchio, oppure usa le frecce. Destra sale di quinta, sinistra scende.

Tonalità scelta

Do maggiore · Lam relativa

Nessuna alterazione in armatura.

Accordi diatonici

  1. IDo
  2. iiRem
  3. iiiMim
  4. IVFa
  5. VSol
  6. viLam
  7. vii°Si°

Le vicine sul cerchio sono le vicine in musica: Sol in senso orario, Fa in senso antiorario. Sono le tonalità in cui un pezzo si sposta senza che nessuno se ne accorga.

Le alterazioni si disegnano sempre nello stesso ordine e sempre alla stessa altezza: i diesis Fa Do Sol Re La Mi Si, i bemolli al contrario. È così che un’armatura si riconosce a colpo d’occhio.

Solo tonalità maggiori con le loro relative minori, e gli accordi diatonici del maggiore. Modi e minore armonica sono un’altra pagina.

Come funziona

  1. Nella vista Cerchio clicca uno spicchio, o usa le frecce per girare.
  2. Sotto compaiono l'armatura disegnata sul rigo e i sette accordi diatonici.
  3. Nella vista Modulazioni la tonalità sta al centro e intorno ci sono le quattro porte per uscirne.
  4. Dai collegamenti passi in Carta da musica con la tonalità già impostata.

Cosa fa

Ha due viste. Il cerchio mostra le dodici tonalità maggiori sull’anello esterno e le loro relative minori su quello interno; scelta una tonalità, dà l’armatura disegnata sul rigo, i sette accordi diatonici con le sigle e i gradi.

Le modulazioni rispondono a un’altra domanda: non dove sta una tonalità, ma come si esce. La tonalità va al centro, intorno ci sono i suoi accordi, e fuori le quattro tonalità in cui si può passare. Cliccando una porta la mappa si ricentra, e in fondo resta scritto il percorso.

Le quattro porte

Sono quattro perché sono quelle che si attraversano senza che chi ascolta si accorga di essere entrato in un’altra stanza: la dominante una quinta sopra, la sottodominante una quinta sotto, la relativa che condivide l’armatura, la parallela che condivide la tonica.

Da una tonalità minore sono le stesse lette allo specchio: dominante e sottodominante restano nel modo di partenza, mentre relativa e parallela sono i due modi di cambiare modo — la prima restando sull’armatura, la seconda restando sulla tonica.

Gli accordi perno

Un perno è un accordo che appartiene a tutte e due le tonalità: lo si suona con il significato di prima e lo si lascia con quello dopo. Da Do a Sol sono quattro — Do, Mi minore, Sol e La minore — e ognuno cambia nome passando di là: il I diventa IV, il V diventa I.

Zero perni è una risposta, non un difetto. Fra Do maggiore e Do minore non c’è un solo accordo in comune, ed è esattamente il motivo per cui quel passaggio si sente: ci si arriva per la tonica, non per un accordo condiviso.

Gli accordi sulla mappa sono sei e non sette. Il settimo grado è diminuito, e un diminuito non è una porta: chiede di risolvere subito, quindi non regge il momento ambiguo su cui una modulazione si appoggia.

Le dominanti secondarie

Dietro una spunta, perché sono un secondo strato e non tutti lo cercano. Una dominante secondaria è l’accordo di settima costruito una quinta sopra un grado, e tira verso quel grado come la dominante tira verso la tonica: in Do, La7 porta a Re minore e Re7 porta a Sol.

La sua fondamentale è già una nota della tonalità. Quello che è preso in prestito è la terza, ed è quella nota che fa sentire il cambio di direzione.

Perché è un cerchio

Perché le vicine sul disegno sono le vicine in musica. Ogni passo in senso orario sale di una quinta e aggiunge un’alterazione; le due tonalità accanto a quella scelta, più la sua relativa minore, sono quelle in cui un pezzo si sposta senza che nessuno se ne accorga.

Una tabella di armature ordinata per numero di alterazioni direbbe le stesse cose senza dire questa.

Sull’armatura

Le alterazioni si disegnano sempre nello stesso ordine — i diesis Fa Do Sol Re La Mi Si, i bemolli al contrario — e sempre alla stessa altezza sul rigo. È così che un’armatura si riconosce a colpo d’occhio, e un disegno che le sposta si legge come sbagliato anche da chi non saprebbe dire perché.

L’ordine non è una convenzione grafica: è il cerchio stesso. Ogni quinta in su aggiunge un diesis, e il diesis nuovo è sempre una quinta sopra il precedente.

Sulle relative minori

Ogni tonalità maggiore condivide l’armatura con una minore, tre semitoni sotto. Do maggiore e La minore hanno entrambe zero alterazioni; Sol maggiore e Mi minore hanno entrambe un diesis.

Sono la stessa raccolta di note lette da due punti di partenza diversi, ed è per questo che stanno sullo stesso spicchio.

Sull’enarmonico

Uno spicchio solo ne ha uno: Fa♯ maggiore con sei diesis, oppure Sol♭ maggiore con sei bemolli. Sono la stessa altezza scritta in due modi, e la spunta commuta la scrittura.

Le altre due coppie classiche — Do♯/Re♭ e Si/Do♭ — hanno sette alterazioni da una parte e cinque dall’altra, quindi qui compaiono con la grafia che si usa davvero. Metterle tutte e tre vorrebbe dire quindici spicchi che dicono dodici altezze.

Sui nomi delle note

In italiano sono Do Re Mi. Qui si tratta di solfeggio, e chi legge la musica in italiano legge così.

È l’opposto di quello che fa «Da nota a frequenza», dove i nomi restano C, D, E: là si tratta della tastiera di un plugin, e su un plugin nessuno ha mai visto scritto «do».

Su cosa non c’è

Tonalità maggiori e minori naturali. Il cerchio disegna le dodici maggiori con le loro relative; la mappa sa stare anche su una minore, ed è la naturale.

Il minore armonico non c’è, e non per dimenticanza: alzerebbe il settimo grado, trasformerebbe il v in V e cambierebbe l’elenco dei perni. Un perno che esiste solo se chi suona sceglie l’armonica non è un perno, è un’ipotesi — la mappa dice quello che l’armatura garantisce. Modi e minore melodica sono un’altra pagina.

I collegamenti portano in Carta da musica con la tonalità già impostata: uno apre il rigo, l’altro genera un giro di accordi in quella tonalità. Dalla mappa portano la tonalità su cui sei adesso, modo compreso, così un passaggio trovato qui si continua di là.

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