Premi le note dell’accordo

La lettura

Premi almeno tre note.

La sigla usa una grafia fissa — Si♭ e non La♯ — perché da una tastiera non si sa come tu scriva quella nota: dipende dalla tonalità, che qui non c’è.

Riconosce triadi e quadriadi, rivolti compresi. Non riconosce none, undicesime, tredicesime, alterazioni e sesti: quello che non è in elenco resta «non riconosciuto» invece di diventare l’accordo più vicino.

Come funziona

  1. Premi sulla tastiera le note dell'accordo, dalla più grave in su.
  2. Leggi la sigla e il nome per esteso.
  3. Se il basso non è la fondamentale, la sigla lo dice con la barra.
  4. Premi «Ascolta» per sentire quello che hai premuto.

Cosa fa

Gli premi un accordo e ti dice come si chiama: la sigla che si scrive sopra un pentagramma (Cm7, C7/E, C°7) e il nome per esteso. Riconosce triadi e quadriadi, rivolti compresi.

Il basso decide

La fondamentale si cerca partendo dalla nota più grave. Non è una comodità: è quello che rende prevedibili i casi in cui lo stesso insieme di note ha due nomi.

Do Re Sol è Dosus2 con il Do sotto e Solsus4 con il Sol sotto. Sono le stesse tre note e sono due accordi diversi, e a dirlo è il basso — esattamente come sui libri.

Il settima diminuito è simmetrico: Do Mi♭ Sol♭ La danno gli stessi intervalli letti da tutte e quattro le note. Senza una regola si sceglierebbe una fondamentale a caso fra quattro; con questa si sceglie quella che sta sotto, che è come la si scriverebbe leggendo uno spartito. Lo stesso vale per l’aumentato.

Quando la fondamentale non è al basso, la sigla lo scrive con la barra: Do/Mi è un Do maggiore con il Mi sotto.

Due ottave, e servono

Con una sola non si può premere un rivolto: il primo rivolto di Do maggiore è Mi Sol Do, e quel Do sta sopra. Su un’ottava sola si finirebbe per premere il Do di sotto, cioè la posizione fondamentale — e lo strumento non potrebbe mai vedere un rivolto, che è metà di quello per cui esiste.

Quando non riconosce, lo dice

Un grappolo di semitoni non diventa l’accordo più vicino: diventa «non riconosciuto», e sotto c’è il numero di note distinte, che è quello che serve a capire perché. Meno di tre non è un accordo — due note sono un intervallo, e un intervallo si chiama in un altro modo.

Sulla grafia

La sigla usa una grafia fissa: Si♭ e non La♯. Premendo il tasto nero fra La e Si non arriva nessuna informazione su come tu scriva quella nota — dipende dalla tonalità in cui stai, che qui non c’è. Qualunque scelta sarebbe un’invenzione, quindi si stampa la più comune e si dice che è una scelta.

Su cosa non c’è

Niente none, undicesime, tredicesime. Niente alterazioni (♭9, ♯11, ♭13). Niente sesti né sesti/nona. Niente accordi di cinque note in su. Sono tutti riconoscibili e sono un altro strumento: qui l’elenco è chiuso, e quello che non c’è viene detto invece di essere approssimato.

Niente microfono e niente file: si preme, non si registra.

Sull’ascolto

Suona quello che hai premuto, rivolto compreso, e non una disposizione ideale dell’accordo riconosciuto: se guardi Do/Mi e senti un Do maggiore in posizione fondamentale, lo strumento sta rispondendo a una domanda diversa da quella che hai fatto.

Sui tuoi dati

Tutto avviene nel tuo browser. Non viene inviato niente da nessuna parte. L’unica cosa che resta per la sessione è il volume.

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