Velocità di scrittura
Quante parole al minuto scrivi davvero, in italiano o in inglese, con la precisione e gli errori che restano.
strumenti / contatore-parole
Parole, caratteri, frasi, cartelle editoriali e tempo di lettura, con i limiti di X, Instagram e della meta description.
Gratuito, nel browser, senza account
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I limiti
Indicativi, e vale la pena sapere perché. X pesa i caratteri — un ideogramma ne vale due, un indirizzo web sempre ventitré — e Google non taglia la descrizione a un numero di caratteri ma a una larghezza in pixel, che dipende dalle lettere. Centocinquantotto è la soglia che funziona quasi sempre, non una regola scritta.
Una cartella editoriale è 1800 battute, spazi compresi: trenta righe da sessanta. Gli spazi contano perché la misura nasce dalla pagina dattiloscritta, dove uno spazio occupava una battuta come una lettera.
Duecento parole al minuto in silenzio, centotrenta ad alta voce. Sono medie: servono a rispondere a «quanto dura», non a cronometrare. Un discorso di cinque minuti e un articolo di cinque minuti non sono lunghi uguale.
L’apostrofo separa quando è un’elisione e non quando è una contrazione: «l’altro» sono due parole, «don’t» una sola. La regola guarda cosa segue l’apostrofo, non in che lingua stai scrivendo — e per questo un cognome come «O’Brien» viene contato come due. È il prezzo di non consultare un dizionario, ed è meglio saperlo.
Gli accenti stanno dentro la parola e le emoji contano una per una: «perché» è una parola e 🎹 è un carattere, non due.
Tutto avviene nel tuo browser: il testo non viene inviato da nessuna parte.
Perché un pezzo si consegna a cartelle, un discorso si misura in minuti, un post si misura in caratteri, e sono tre unità diverse per lo stesso testo. E perché il conteggio dell’elaboratore di testi è dentro un menù, non davanti agli occhi mentre si taglia.
l'altro sono due parole. don't è una parola sola. Non è una contraddizione: in italiano
l’apostrofo è un’elisione e sta fra due parole, in inglese è una contrazione e sta dentro
una parola. Un sito bilingue non può scegliere una delle due regole e ignorare l’altra.
La regola che uso non guarda la lingua, guarda cosa segue l’apostrofo: in italiano segue una parola
intera — altro, amico, anno — in inglese un pezzo di verbo, e i pezzi possibili sono una
manciata chiusa (s, t, re, ve, ll, d, m).
Il prezzo di non consultare un dizionario è dichiarato: un cognome come O'Brien viene contato come
due parole. È meglio saperlo che scoprirlo.
Una cartella editoriale è 1800 battute, spazi compresi: trenta righe da sessanta. Gli spazi contano perché la misura viene dalla pagina dattiloscritta, dove uno spazio occupava una battuta esattamente come una lettera. Contarle senza spazi darebbe circa il quindici per cento in meno, cioè una cartella ogni sette — che su un lavoro pagato a cartella non è un dettaglio.
Un’emoji conta uno, non due. Sembra ovvio e per un programma non lo è: nella rappresentazione interna
🎹 occupa due unità e una famiglia con tre persone ne occupa otto. Sono numeri che non corrispondono
a niente di visibile, e nessun limite social li userebbe. Qui si contano i segni che una persona
conterebbe con il dito.
Per la stessa ragione perché è una parola e non due, e un testo in cirillico si conta invece di
dare zero.
Sono indicativi, e vale la pena sapere perché. X pesa i caratteri invece di contarli: un ideogramma ne vale due, un indirizzo web ne vale sempre ventitré qualunque sia la sua lunghezza. E Google non taglia la descrizione a un numero di caratteri ma a una larghezza in pixel, che dipende dalle lettere che ci sono dentro — centocinquantotto è la soglia che funziona quasi sempre, non una regola scritta da qualche parte.
Il testo non esce dal tuo browser. Questo sito è fatto di file statici e non ha un server a cui mandarlo, anche volendo — cosa che per uno strumento in cui si incolla del testo non pubblicato vale la pena dire chiaramente.
Quante parole al minuto scrivi davvero, in italiano o in inglese, con la precisione e gli errori che restano.
Venticinque minuti e cinque, personalizzabili, con la pausa lunga al quarto giro e un suono che arriva puntuale anche in secondo piano.
Incolli un testo e ottieni l'indice GULPEASE in italiano o Flesch in inglese, con le frasi troppo lunghe segnate e le parole che ripeti.