Parole

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Caratteri

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Frasi

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Cartelle

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Lettura

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Ad alta voce

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I limiti

X0 / 280 · ne restano 280
Bio Instagram0 / 150 · ne restano 150
Meta description0 / 158 · ne restano 158
Titolo SEO0 / 60 · ne restano 60

Indicativi, e vale la pena sapere perché. X pesa i caratteri — un ideogramma ne vale due, un indirizzo web sempre ventitré — e Google non taglia la descrizione a un numero di caratteri ma a una larghezza in pixel, che dipende dalle lettere. Centocinquantotto è la soglia che funziona quasi sempre, non una regola scritta.

Una cartella editoriale è 1800 battute, spazi compresi: trenta righe da sessanta. Gli spazi contano perché la misura nasce dalla pagina dattiloscritta, dove uno spazio occupava una battuta come una lettera.

Duecento parole al minuto in silenzio, centotrenta ad alta voce. Sono medie: servono a rispondere a «quanto dura», non a cronometrare. Un discorso di cinque minuti e un articolo di cinque minuti non sono lunghi uguale.

L’apostrofo separa quando è un’elisione e non quando è una contrazione: «l’altro» sono due parole, «don’t» una sola. La regola guarda cosa segue l’apostrofo, non in che lingua stai scrivendo — e per questo un cognome come «O’Brien» viene contato come due. È il prezzo di non consultare un dizionario, ed è meglio saperlo.

Gli accenti stanno dentro la parola e le emoji contano una per una: «perché» è una parola e 🎹 è un carattere, non due.

Tutto avviene nel tuo browser: il testo non viene inviato da nessuna parte.

Come funziona

  1. Incolla o scrivi il testo. Non ci sono bottoni: i numeri si aggiornano da soli.
  2. Guarda le cartelle se stai consegnando, il tempo di lettura se stai parlando.
  3. Le barre dicono quanto manca ai limiti: X, bio di Instagram, meta description, titolo.

Perché serve

Perché un pezzo si consegna a cartelle, un discorso si misura in minuti, un post si misura in caratteri, e sono tre unità diverse per lo stesso testo. E perché il conteggio dell’elaboratore di testi è dentro un menù, non davanti agli occhi mentre si taglia.

Sull’apostrofo

l'altro sono due parole. don't è una parola sola. Non è una contraddizione: in italiano l’apostrofo è un’elisione e sta fra due parole, in inglese è una contrazione e sta dentro una parola. Un sito bilingue non può scegliere una delle due regole e ignorare l’altra.

La regola che uso non guarda la lingua, guarda cosa segue l’apostrofo: in italiano segue una parola intera — altro, amico, anno — in inglese un pezzo di verbo, e i pezzi possibili sono una manciata chiusa (s, t, re, ve, ll, d, m).

Il prezzo di non consultare un dizionario è dichiarato: un cognome come O'Brien viene contato come due parole. È meglio saperlo che scoprirlo.

Sulle cartelle

Una cartella editoriale è 1800 battute, spazi compresi: trenta righe da sessanta. Gli spazi contano perché la misura viene dalla pagina dattiloscritta, dove uno spazio occupava una battuta esattamente come una lettera. Contarle senza spazi darebbe circa il quindici per cento in meno, cioè una cartella ogni sette — che su un lavoro pagato a cartella non è un dettaglio.

Sui caratteri che si vedono

Un’emoji conta uno, non due. Sembra ovvio e per un programma non lo è: nella rappresentazione interna 🎹 occupa due unità e una famiglia con tre persone ne occupa otto. Sono numeri che non corrispondono a niente di visibile, e nessun limite social li userebbe. Qui si contano i segni che una persona conterebbe con il dito.

Per la stessa ragione perché è una parola e non due, e un testo in cirillico si conta invece di dare zero.

Sui limiti

Sono indicativi, e vale la pena sapere perché. X pesa i caratteri invece di contarli: un ideogramma ne vale due, un indirizzo web ne vale sempre ventitré qualunque sia la sua lunghezza. E Google non taglia la descrizione a un numero di caratteri ma a una larghezza in pixel, che dipende dalle lettere che ci sono dentro — centocinquantotto è la soglia che funziona quasi sempre, non una regola scritta da qualche parte.

Sui tuoi dati

Il testo non esce dal tuo browser. Questo sito è fatto di file statici e non ha un server a cui mandarlo, anche volendo — cosa che per uno strumento in cui si incolla del testo non pubblicato vale la pena dire chiaramente.

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Velocità di scrittura

Quante parole al minuto scrivi davvero, in italiano o in inglese, con la precisione e gli errori che restano.

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Venticinque minuti e cinque, personalizzabili, con la pausa lunga al quarto giro e un suono che arriva puntuale anche in secondo piano.

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Incolli un testo e ottieni l'indice GULPEASE in italiano o Flesch in inglese, con le frasi troppo lunghe segnate e le parole che ripeti.

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