Pomodoro
Venticinque minuti e cinque, personalizzabili, con la pausa lunga al quarto giro e un suono che arriva puntuale anche in secondo piano.
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Quante parole al minuto scrivi davvero, in italiano o in inglese, con la precisione e gli errori che restano.
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Il tempo parte al primo carattere. Invio non scrive: a fine prova ricomincia.
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0 errori non corretti · 0 caratteri battuti
Una «parola» sono cinque caratteri, per convenzione dattilografica: serve a rendere confrontabili lingue con parole di lunghezza diversa. Il lordo è i caratteri battuti diviso cinque, al minuto; il netto toglie un punto per ogni errore non corretto, al minuto, e non scende sotto zero.
Gli errori contati sono quelli che RESTANO. Chi sbaglia e cancella non paga sulla precisione: paga sul tempo, che è quello che succede davvero quando si scrive. Contare i tasti premuti invece dei caratteri rimasti farebbe pagare due volte lo stesso errore.
Quello che scrivi non esce da questa pagina: non finisce nell’indirizzo, non viene salvato e sparisce ricaricando. Nemmeno il risultato si conserva — un record che si conserva è una classifica, e questa è una prova.
Perché «scrivo veloce» è una cosa che si crede, e il numero è un’altra.
Serve a due momenti diversi. Il primo è la curiosità, e dura cinque minuti. Il secondo è quello che conta: se stai imparando a scrivere senza guardare la tastiera, o stai cambiando disposizione, o stai passando da un portatile a una tastiera meccanica, il numero è l’unico modo di sapere se il fastidio delle prime settimane sta portando da qualche parte.
Di «parole al minuto» esistono almeno cinque definizioni in giro, e differiscono fra loro del venti per cento. Quindi val la pena dire quale si sta usando, o il numero non si può confrontare con niente.
Una «parola» sono cinque caratteri. È una convenzione della dattilografia, non una misura: serve a rendere confrontabili lingue con parole di lunghezza diversa. Senza, un test in tedesco darebbe metà del punteggio di uno in italiano a parità di dita.
Il lordo è i caratteri battuti diviso cinque, al minuto. Dice quanto vanno le dita.
Il netto toglie un punto per ogni errore rimasto, al minuto, e non scende sotto zero. Dice quanto vanno le dita utilmente, ed è il numero da guardare — perché scrivere in fretta un testo sbagliato non è scrivere in fretta.
Gli errori contati sono quelli che restano. Chi sbaglia e cancella non paga sulla precisione: paga sul tempo, che è esattamente quello che succede davvero quando si scrive. Contare i tasti premuti invece dei caratteri rimasti farebbe pagare due volte lo stesso errore, e premierebbe chi tira dritto sugli errori invece di correggerli.
Una cosa che sorprende e che è giusta: se salti una lettera, da lì in poi diventa tutto rosso. Non è il conteggio che impazzisce — è che il confronto è in posizione, e da quel punto tutto quello che scrivi sta un carattere più in là di dove dovrebbe. È quello che vedi sullo schermo, ed è quello che il numero misura. Torna indietro e si riallinea.
Sono pescate a caso da una lista di parole comuni, minuscole e senza punteggiatura: una prova di velocità è una prova di dita, non di ortografia, e le maiuscole e i segni misurerebbero la tastiera invece di chi la usa.
La lista italiana contiene gli accenti — è, più, perché, così, già — perché sono fra le
parole più frequenti della lingua, e una lista che le escludesse misurerebbe la velocità su un
sottoinsieme scelto per comodità di chi l’ha scritta.
Quello che scrivi non esce da questa pagina: non finisce nell’indirizzo, non viene salvato da nessuna parte e sparisce ricaricando. Nemmeno il risultato si conserva — un record che si conserva è una classifica, e questa è una prova.
E vale anche il resto: questo sito è fatto di file statici e non ha un server a cui mandare qualcosa, anche volendo.
Venticinque minuti e cinque, personalizzabili, con la pausa lunga al quarto giro e un suono che arriva puntuale anche in secondo piano.
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