Da XLS a XLSX
Un vecchio foglio .xls diventa un .xlsx che si apre ovunque. Legge anche i CSV e le tabelle HTML travestite da Excel. Tutto nel browser, il file non esce.
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Fotografie e scansioni in un PDF unico, una per pagina. Formato, orientamento e margini scelti da te. Tutto nel browser, i file non escono.
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Dentro il PDF le immagini diventano JPEG, che non ha trasparenza: un PNG trasparente esce su fondo bianco — dipinto prima, perché una pagina di carta è bianca — non su fondo nero.
JPEG e non PNG per il peso: venti fotografie in PNG dentro un PDF fanno un file che non si allega a una email. Il cursore della qualità è dove si ridiscute.
Le immagini vengono ridotte alla misura che serve per stamparle a 150 punti per pollice, mai ingrandite: oltre, il file pesa e sulla pagina non si vede un dettaglio in più.
L’orientamento scritto dalla macchina fotografica viene applicato, il resto dei metadati no: posizione GPS, modello e data spariscono.
I file non escono da questa pagina: niente caricamento, niente server, niente salvataggio.
Prende delle immagini e le mette in un PDF, una per pagina, nell’ordine che decidi tu. È la cosa che serve quando qualcuno chiede «mandami la scansione in PDF» e sul telefono ci sono cinque fotografie.
Formato della pagina A4 o Letter, orientamento verticale, orizzontale o come l’immagine, margini normali o nessuno.
Le immagini vengono lette dal browser, disegnate dal browser e scritte in un PDF dal browser: non parte nessuna richiesta di rete. Vale per una scansione di un documento d’identità come per una fotografia di famiglia, e su un sito che carica i file da qualche parte non è vero.
Un pixel per punto, per una fotografia da quattromila pixel, darebbe una pagina di un metro e quarantuno: legale dentro un PDF e inutile per chiunque. Qui la pagina prende la proporzione dell’immagine e il lato lungo di un A4 — un foglio della misura giusta, senza bande bianche.
Con A4 o Letter, invece, l’immagine entra intera e centrata: mai tagliata. Uno strumento che ritaglia senza dirlo restituisce una fotografia a cui manca un pezzo, e chi la guarda nel PDF non sa che c’era. Le bande bianche sono il prezzo onesto, e chi non le vuole sceglie «adatta all’immagine».
Una foto verticale scattata col telefono è scritta nel file coricata, con una nota che dice di girarla. Il browser la gira, quindi sulla pagina arriva dritta. Senza quel passaggio non è un caso raro: è il caso normale.
Il resto dei metadati non sopravvive: posizione GPS, modello della macchina e data spariscono. Per un documento da mandare è un vantaggio, ma è un fatto, e va detto invece che scoperto.
Si potrebbe infilare il PNG così com’è. Venti fotografie in PNG fanno un PDF da cento megabyte, cioè un file che non si allega a una email — e un PDF di fotografie che non si può mandare non serve a niente.
Il prezzo è la trasparenza: il JPEG non ce l’ha. Un PNG trasparente esce su fondo bianco, dipinto prima dell’immagine perché una pagina di carta è bianca — non su fondo nero, che è quello che succede quando nessuno ci pensa. Il cursore della qualità è dove si ridiscute il peso.
Le immagini vengono ridotte alla misura che serve per stamparle a centocinquanta punti per pollice, e mai sopra i pixel che hanno davvero. Oltre, il file pesa e sulla pagina non si vede un dettaglio in più.
Niente esce da questa pagina e niente viene salvato.
Un vecchio foglio .xls diventa un .xlsx che si apre ovunque. Legge anche i CSV e le tabelle HTML travestite da Excel. Tutto nel browser, il file non esce.
Più PDF in uno solo, o le pagine che servono da un PDF grande. Riordino, intervalli, rotazione. Tutto nel browser, i file non escono.
Recupera testo e tabelle da un vecchio .doc e li mette in un .docx pulito. Legge anche gli RTF e le pagine web travestite da Word. Tutto nel browser.